Marmore

Quella di Marmore è dal 1980, con la dismissione della stazione di Piediluco, la stazione umbra più vicina al confine con il Lazio.

Qui nell’estrema propaggine settentrionale della piana reatina, dove il fiume Velino, incuneandosi tra le montagne si getta nella più bassa Valnerina, la ferrovia inizia una ripida discesa, caratterizzata da ben sei gallerie, per raggiungere la conca ternana. 

Marmore è una frazione di Terni con uno sviluppo recente, legato indissolubilmente alla presenza delle celebri Cascate, ovvero una cascata formata da tre salti contigui per un dislivello complessivo di circa 165 m. 

Questo spettacolo naturale è in parte dovuto all’intervento umano: infatti, se è vero che in tempi antichissimi già le acque del Velino si mescolavano con quelle del fiume Nera, già in età protostorica il calcare di cui è ricca quest’acqua aveva ostruito questo varco, causando l’allagamento della piana reatina.

In seguito alla conquista della Sabina, nel 290 a.C., il console romano Manio Curio Dentato, operando un taglio sui depositi rocciosi delle Marmore, dette vita all’imponente Cascata: con la scomparsa del grande Lago Velino emerse una vasta area coltivabile.

Nel Medioevo, però, la conca di Rieti tornò ad allagarsi, e diversi papi nei secoli intrapresero lavori per nuove bonifiche, con la creazione di nuove cave, e solo alla fine del XVIII secolo, con papa Pio VI, l’architetto Andrea Vici realizzò un intervento risolutivo e dette alla Cascata l’aspetto attuale.

L’antico Lacus Velinus non è del tutto scomparso: di esso rimangono alcuni specchi d’acqua, il più grande dei quali è il non lontano Lago di Piediluco.

La Cascata delle Marmore, a poche centinaia di metri dallo scalo, è nota per la sua spettacolarità: da sempre ambita meta turistica, è stata celebrata da pittori e poeti, che hanno immaginato il fiume Velino come un amante che si getta dal monte per congiungersi alla sua amata Nera (qui l’idronimo è tradizionalmente declinato al femminile).

L’abbondante acqua delle cascate, inoltre, è intensamente sfruttata per generare energia idroelettrica.

Le cascate delle Marmore sono incluse nel parco fluviale del Nera.

Nel 1927 l’intero territorio di Papigno – di cui Marmore era stato fino allora frazione – venne assorbito dalla città di Terni, costituita sempre in quell’anno capoluogo di provincia.

Progetto di: Associazione Culturale Giovanile Riattivati 

Con il contributo di: FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano ETS, INTESA SANPAOLO, Rotary Club Rieti 

Grazie al Comitato Promotore: Amici di Rieti, Associazione Culturale Giovanile Riattivati,  Rotary Club Rieti e Associazione Collezionisti “Sabatino Fabi”

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